più leggera
Erano i primi di marzo quando nel grande magazzino dove lavoro ho realizzato il dramma che il mondo si stava preparando a vivere.
I clienti erano ormai pochi e frettolosi nei loro acquisti, i loro volti, quando ancora scoperti, erano impauriti, scettici, increduli.
Qualcuno invece entrava già con quello che sarebbe poi diventato il simbolo di questa nostra epoca storica: la mascherina.
Sono una lombarda 44enne direttrice di negozio. I miei ragazzi in quei giorni difficili mi guardavano spesso con occhi scrutanti, cercavano risposte ad una situazione nuova, mai vista, che sapeva di grave.
Poi le notizie allarmanti, il virus, la confusione mediatica, le molte attività che iniziavano a chiudere e quell’imperativo “STATE A CASA!”.
Le mie prime lacrime sono scese di fronte al silenzio che a poco a poco si stava diffondendo nel mondo, quel traffico che diminuiva, quelle strade sempre più vuote, quell’atmosfera quasi surreale in cui, di fronte ad un tramonto indisturbato, mi sono ritrovata a pensare “l’Italia si è fermata”… piena di dolore e commozione per ciò che accadeva.
Per i troppi morti. Per l’angoscia della gente. Per l’instancabile lavoro di medici e infermieri, soccorritori, Veri Angeli Terreni. Per i racconti delle persone che, malgrado ripetessero lo slogan “andràtuttobene”, sembravano profondamente confuse, prigioniere dietro le sbarre di quei balconi da cui si affacciavano a cantare .
In quei giorni particolarmente pesanti ero profondamente colpita per i tanti aiuti umanitari provenienti da altri Paesi, per la solidarietà ritrovata e raccontata negli spot televisivi improvvisamente diversi, per le immagini di un mondo pietrificato. Immobile. Silente. Un mondo in cui resterà indelebile il ricordo di Chi, solo, in quella piazza San Pietro deserta, portava nel cuore il dolore dell’umanità.
Il tempo lungo del lockdown e’ stato tempo intenso.
Come ho però imparato dalla Vita solo se un dolore viene trasformato, pur non smettendo di fare male, potrà diventare un grande capolavoro … e allora mi sono detta “usalo bene questo tempo, usalo come fossi un alchimista. Trasformalo.”
E così è stato.
Ed è diventato tempo di grandi scoperte.
Ho riscoperto il tempo per guardare la mia vita da vicino, meditando, ascoltando la Voce della mia Anima, che niente non la puoi sentire quando vai troppo di corsa…
Ho avuto il tempo per guardare il cielo e per accorgermi che non volano più gli aerei… tra le stelle solo altre stelle.
Ho ritrovato il tempo x occuparmi di una madre anziana trasformando il rapporto più difficile e faticoso della mia vita in un servizio quotidiano verso chi è più debole e stanco. È stato il mio modo di occuparmi dell’Altro, di chi ha bisogno ormai di cure costanti, l’opportunità che mi è stata data per diventare più umile.
Vedi, anche a me che non sono infermiera il covid 19 ha dato l’occasione di essere in prima linea… la linea della Vita.
Già, perché se c’è una cosa che questo nemico ci ha insegnato è che siamo tutti collegati da un filo invisibile… che forse la nostra unica vera missione in questa esperienza terrena è quella di aiutarci l’un l’altro.
Sono arrivate poi da qui altre scoperte meravigliose: quella di ritrovare un ritmo di Vita più lento, umano, quasi Antico.
Mangiare un piatto caldo seduta ad un tavolo apparecchiato l’ho trovata una vera benedizione… io che lavoro per una multinazionale, che ho ritmi frenetici e mangio pasti di fortuna.
Ho avuto il tempo di pregare, di accorgermi che la Natura stava esplodendo di colori e di profumi di respirare aria nuova in una delle primavere più incredibili degli ultimi anni.
Ho ritrovato momenti per mandare messaggi di conforto a chi ha perso i propri cari scegliendo con calma parole diverse da “sentite condoglianze”, ma anche tempo di fare gli auguri di compleanno anche a chi vive lontano, a cui di solito mandavo solo un pensiero affettuoso senza riuscire mai a fermarmi.
Ho riscoperto il bello di rileggere vecchi biglietti e scoprire che in fondo chi ci vuole bene ce ne ha sempre voluto e non è passato per caso nella ns Vita…
Tempo per sperimentare… ricette vecchie e nuove, tempo per fare pulizia. Quella profonda, quella interiore. Quella che alla fine poi ti senti più leggera.
Tempo per prendermi cura.
Di me.
Di un fiore.
Della casa.
Delle persone.
Tempo Per riscoprire cosa gli altri hanno nel cuore perché già… se rallentiamo un po’ ci possiamo guardare ancora finalmente negli occhi.
Ho poi usato il mio tempo per fare quelle cose desiderate da tanto… e alla fine ho scoperto che il comune denominatore nei miei desideri non era ricevere ma DONARE…
Donare emozioni, ricominciando a scrivere di quello che provo come facevo da ragazza, pensando a come puoi cambiare la giornata e l’umore degli altri.
Donare le mie parole pensando al loro significato e al bene che puoi fare quando sono positive, donare qualche risparmio a chi andava aiutato, pensando che a volte quel che per noi è poco può essere molto per qualcun altro.
Donare le mie attenzioni alle notizie che venivano dal mondo e a chi ne aveva bisogno.
Ho donato anche il mio sangue pensando a chi lo avrebbe ricevuto, alla felicità di chi magari ha potuto ritornare a sperare…
Ecco, per una che da sempre è convinta che nulla arrivi per caso, se questo virus deve avere un senso allora forse che sia questo. L’averci fatto riscoprire il piacere di donare.
Ed è solo da qui io credo che potremo ripartire.
Mi chiedo adesso, a pochi gg dalla grande ripartenza, che farò, che sarà di me e della mia nuova Vita, che sarà del nostro pianeta.
Per quel che mi riguarda, so di certo che io non sono più la stessa persona che ero 2 mesi fa.
So che sotto alla mia vita frenetica avevo spesso sepolto i miei sogni e i desideri più profondi dell’Anima.
Ora So che se ti fermi vedi tante cose che prima non vedevi.
Ed è forse per questo che gli Antichi invitavano l’uomo a sedersi, a respirare, a osservare e insegnavano ad attendere.
Ecco in un mondo perennemente di corsa questo nuovo virus ha dato ad ognuno di noi una esperienza diversa da vivere e, se siamo stati bravi a percepirla, una lezione da imparare.
E il pianeta?
Credo che anche lui ci abbia chiesto di rallentare.
Forse perché potessimo vedere, forse solo in questo modo e a caro prezzo ci siamo resi conto che lo stavamo uccidendo.
Che avevamo perso valori, direzione e sensibilità.
Mi vengono in mente le parole di una meravigliosa canzone di Ivano Fossati:
“C’è un tempo per seminare ed uno più lungo per aspettare.
Io dico che c’era un tempo sognato che bisognava sognare”.
E allora alla fine ringrazio il mio Dio, per non essere stata fino ad ora una vittima del nemico, perché davvero ciò che non ci uccide ci fortifica.
Per avermi concesso durante questo tempo lento di riconoscere e seminare i miei desideri più profondi e per il messaggio che mi è arrivato forte e chiaro… un messaggio che pensavo fosse quello di una fiaba antica ormai superata, mentre credo ora sia il vero grido del Terra verso l’uomo: “sii gentile e abbi coraggio”.
Cristiana Cristiani
